Felice Vigilia e Buon Natale ðŸ’

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Lievito, farina, acqua, zucchero, uova, burro, miele.
Questi gli ingredienti base di pandoro e panettone.
Secondo le leggende il primo nacque a Verona, il secondo a Milano ed esistono diverse storie sulla loro creazione.

 

Il Pandoro si dice risalga ai tempi dell’antica Roma. Il primo a menzionarlo fu uno scrittore minore che risale al I sec d.C., ai tempi di Plinio il Vecchio. Egli cita un cuoco di nome Vergilius Stephanus Senex il quale preparò un “panis” con fiori di farina, burro e olio.
Una seconda versione parla della città di Venezia. Intorno al ‘500 i Mastri Pasticceri erano soliti preparare il Pan de Oro: specialità raffinata ricoperta da sottili foglie d’oro e molto richiesta dai ricchi commercianti. Il Pan de Oro veniva servito in occasioni speciali, nei ricchi banchetti che animavano la vita notturna veneziana e per celebrare le festività.
Secondo altri esperti invece esiste una terza linea di pensiero che afferma la diretta discendenza del Pandoro dal Nadalin: dessert veronese preparato appositamente per il Natale. Nel 1260 venne creata una torta bassa a 8 punte, quindi somigliante ad una stella, ricoperta di glassa. Essa venne inventata in onore dell’investitura a signori di Verona della famiglia dei Della Scala.

Con il Panettone cambiamo regione. Ci spostiamo in Lombardia presso la Corte di Ludovico il Moro nel XV sec. . Un falconiere del Duca, il suo nome era Ughetto, si innamorò follemente della figlia di un fornaio: la bella Adalgisa. La famiglia di lui, però, cercava di ostacolare l’amore che si era creato tra i due ed ei doveva sgattaiolare dall’amata di notte. Così si trovavano mentre ella faceva il pane. Purtroppo il fornaio aveva grossi problemi a causa della concorrenza e il garzone che avevano s’era pure ammalato. La povera Adalgisa si ritrovò sulle spalle ancora più lavoro.
La leggenda vuole, che per mettersi in luce con il fornaio, Ughetto vendette due dei suoi falchi; con il ricavato comprò del burro. Unì il burro all’impasto del pane e vide che la panificazione migliorò. Durante la prova successiva unì anche lo zucchero. Grazie a queste migliorie le vendite migliorarono, Adalgisa si rasserenò e tornò spensierata e felice. Ughetto a sua volta era radioso nel veder così l’amata e per ella nel terzo impasto fece le ultime modifiche: aggiunse uova, cedro candito e, essendo sotto Natale, uva passa. Ottenne un pane gustosissimo che tutti volevano. Il successo fu travolgente e finalmente Ughetto e Adalgisa poterono sposarsi.
Nella seconda leggenda passiamo da Ughetto al piccolo Toni, però luogo e tempo non cambiano: sempre in Lombardia, sempre al tempo del ducato degli Sforza alla corte di Ludovico il Moro. Più precisamente è la sera del 24 Dicembre, la Vigilia di Natale. Tutta la corte sta partecipando ad un pantagruelico banchetto. Si percepisce la gioia della festa, mangiando, bevendo e cantando. Il cibo era ottimo e tutti attendono il dolce, che dopo le fantastiche portate precedenti s’aspettavano un qualcosa di originale e meraviglioso.
Ma quel dolce non lo vedranno, perché s’era bruciato dentro il forno.
I cucinieri avviliti e impauriti dal pensiero delle ire del Duca non sapevano cosa fare.
Ecco però che tra gli addetti alla cucina spunta una piccola figura: uno sguattero di nome Toni. Egli intimidito si avvicina al capocuoco e con un sussurro gli dice che aveva realizzato per sé e i suoi amici un dolce nuovo con gli avanzi di impasto di quello appena bruciato in forno. A quegli avanzi, però, aveva aggiunto uova, zucchero, un po’ di uvetta e del cedro candito. Se lo desiderava poteva darglielo. Il capocuoco accettò dopo aver visto quel bel dolce a forma di cupola e odorato il delizioso profumino che emanava. Lo fa subito portare al Duca e fù proprio la Duchessa a tagliarlo ed assaggiarne il primo pezzo: era ottimo! Tutti ne vanno pazzi, il Duca si complimenta con il cuoco, il quale tace sulla vera paternità di quel dolce. Ma siccome le bugie hanno le gambe corte dopo un po’ iniziò a diffondersi la verità su quel dolce delizioso: e l’è el pan de Toni. Così, come molte parole della nostra lingua, col tempo el Pan de Toni si trasformò in Panettone.

Non so quanto ci sia di vero in tutte queste storie e nemmeno so se in un futuro avremo la risposta di com’è andata veramente. Però a Natale è bello anche sognare e possiamo farlo anche grazie a Vergilius Stephanus Senex, i Mastri Pasticceri Veneziani, Ughetto e Toni.

Mi sono lasciata un attimo prendere da un filone romantico/narrativo più che nutrizionista, mi spiace spero di non avervi annoiato.
C’è anche da dire che pandoro e panettone non sono proprio dei dolci light adatti ad una dieta, però se proprio non ce la fate non rinunciate a mangiarne una piccola fettina. A meno che non abbiate qualche problema specifico, se vi trovate con l’acquolina in bocca davanti ad una fettina di pandoro o panettone mangiatela a cuor leggero. Non fatevi venire il rimorso di averlo fatto. Il vostro palato ne sarà contento, come pure il vostro cervello; si placherà la voglia e voi sarete più tranquilli. Inoltre è giusto godersi il Natale e la felicità di stare senza pensieri insieme a chi si vuol bene … anche a tavola.
Ma tra i due, pensando ad una dieta, quale si potrebbe scegliere? Ovviamente alla fine si seguirà il gusto personale, ma, anche se minima, c’è una leggera differenza calorica tra pandoro e panettone. Qual è il meno calorico secondo voi?
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La risposta dopo Natale! Come ho detto godetevi le feste! 😊 🎅🎄

Piramide alimentare. Occhio alla punta!

C’era una volta una piramide alimentare. La sua storia ha inizio negli anni ’50-’60 negli Stati Uniti grazie al medico e nutrizionista Ancel Keys. Amante del nostro paese e delle sue tradizioni, dopo un lungo soggiorno nel sud Italia osservò che l’alimentazione tipica regionale sembrava essere associata ad una riduzione delle malattie cardiovascolari. Da quel momento l’alimentazione che comprendeva l’uso di grassi vegetali, verdura, frutta, cereali (in buona parte integrali), poca carne e tanto pesce (soprattutto sulla costa) venne chiamata dieta mediterranea. Tornato in America iniziò a pensare ad un modo per insegnare questa dieta con un metodo semplice, diretto e facilmente memorizzabile. Capi che un aspetto grafico agevole sarebbe stato essenziale per raggiungere l’obiettivo. Nacque cosa la prima piramide alimentare che rimase pressoché invariata fino agli anni ‘90

Nel 1992 venne introdotta, dal dipartimento dell’agricoltura degli Stati Uniti (Usda), un rifacimento della prima piramide alimentare. Sono state apportate delle modifiche perché si è visto che essa era troppo schematica. Mancavano delle parti essenziali della mediterraneità ossia: la frugalità dei consumi, la stagionalità delle colture, la convivialità, le cotture poco elaborate, il consumo di alcolici durante i pasti, l’idratazione, l’attività fisica. Così l’Usda ha deciso di modificare la precedente piramide tenendo conto dei nuovi parametri. Nasce la piramide alimentare mediterranea.

Nel 2005 c’è stata una nuova rivisitazione. Le modifiche furono queste: si è creata una netta distinzione tra grassi buoni e insalubri e le carni rosse sono state spostate verso gli alimenti che vanno mangiati meno spesso.

Scegliendo una via simile a quella americana, ma con qualche differenza in Italia il Ministero della salute nel 2003 ha affidato ad un gruppo di esperti il compito di elaborate un modello di dieta di riferimento, coerente con lo stile di vita e le tradizioni italiane.

Nacque così la piramide settimanale dello stile di vita italiana. Elaborata dall’istituto di scienza dell’alimentazione dell’università La Sapienza di Roma. La piramide è costituita da 6 livelli.

Partendo dal “livello” più basso:

  • Acqua e attività fisica, unite a tanta frutta e verdura
  • Carboidrati complessi: pane, pasta, riso, patate, biscotti, …
  • Cibi proteici: carne, salumi, pesce e prodotti ittici, legumi, uova
  • Grassi da condimento: olio, burro e latticini: latte, yogurt, formaggi, ….
  • Bevande alcoliche: vino, birra, …

Dagli anni ’50 ad oggi ci sono stati vari cambiamenti. L’unica cosa rimasta invariata è la decisione di Ancel Keys, di tenere la suddivisione periodica degli alimenti. Quelli posti più in basso dovrebbero essere assunti giornalmente e in maggior quantità; più ci si sposta verso l’alto più ci si dirige verso a cibi che andrebbero mangiati settimanalmente in minor quantità.

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