Pasqua: “Aiuto! E la mia dieta?”


Partiamo dal dire: godiamoci la Pasqua!

Sensi di colpa già prima di commettere il reato? No, grazie!

Non è detto che la buona tavola debba significare necessariamente “grande abbuffata”. Quindi la prima regola è: assaggiare di tutto, ma in porzioni ridotte 😉

Partiamo dal presupposto che è doveroso comunque onorare le festività e concedersi un pranzo o una gita fuori porta con amici e parenti, ma è altrettanto importante non esagerare con il cibo soprattutto se si soffre di disturbi o patologie legate all’alimentazione.

Quindi cosa si può fare a Pasqua?

Ecco dei punti chiave per il pranzo di Pasqua “a basso rischio” per la linea:

  • antipasto leggero, con alimenti sfiziosi ma magri come ad esempio ricotta, bresaola, uova sode, … . State attenti a non commettere l’errore di abbuffarvi di antipasti (ad inizio pranzo si ha ovviamente più fame e si è inclini a mangiare di più); anche perché altrimenti non vi rimarrebbe spazio per le altre leccornie 😁;
  • per il primo piatto cerchiamo di restare su minestre e zuppe o la classica “minestra maritata”. Non avete mai sentito parlare di questo piatto? Eccovi la storia e la ricerca;
  • come secondo piatto se avete la tradizione dell’agnello (ma se vi indirizzate su altre carni o sul pesce) scegliete una cottura al orno o alla griglia per fargli perdere grasso;
  • contorni? Verdure di stagione crude o cotte ricche di fibre (carciofi, fagiolini, insalata, …);
  • frutta fresca di stagione

Si sono consentiti anche i dolci purché anche in questo caso solo un assaggio.

E allora meglio la colomba o l’uovo?

Senza dubbio sono entrambi molto calorici ma, tra i due, l’uovo è da preferire purché sia un uovo di cioccolato fondente e di ottima qualità (attenzione alla quantità di pasta di cacao), rispetto alla colomba maggiormente ricca di zuccheri e grassi saturi soprattutto se contiene anche delle farciture!

Ricordatevi inoltre di limitare al massimo gli alcolici!

Dopo un pranzo di Pasqua “impegnativo” è necessario compensare le calorie in più assunte con gli altri pasti della giornata, anche in previsione di Pasquetta, evitando però il digiuno completo!

Quindi a cena, se si ha esagerato, meglio restare leggeri consumando una semplice insalata e magari una tisana depurativa a base di tarassaco, carciofo, ardo mariano, ortica, rosmarino, cicoria (avete l’imbarazzo ella scelta!) altrimenti un frutto o una macedonia.

Invece a Pasquetta?

Il giorno di Pasquetta è ovviamente dedicato alla gita fuori porta ed è una buona occasione per fare un po’ di movimento fisico come una passeggiata a piedi o in bicicletta se il tempo non permette. Per il pranzo magari all’aperto è preferibile orientarsi verso un’insalata di pasta o di riso oppure delle uova sode o dei formaggi freschi accompagnati con insalate di cetrioli carote, finocchi oppure carne o pesce alla griglia senza dimenticare la frutta fresca e per finire magari ancora un pezzetto di pastiera avanzata il giorno prima!

Per la sera di Pasquetta vale lo stesso discorso della cena del giorno di Pasqua, ma se alla fine delle festività ci si accorge di aver esagerato, basterà correre ai ripari già dal martedì con una dieta compensatrice!

E … tra le feste e i ponti???

Niente paura! L’importante è riuscire a compensare gli eccessi delle festività!

E’ vietato pesarsi il giorno dopo le feste! Se ci vediamo diversi e pensiamo di aver recuperato un po’ di peso in più, non abbiamo rovinato i successi raggiunti! Semplicemente potremmo aver trattenuto più liquidi (ritenzione) per il pasto un po’ diverso dal solito! 😉

Trattandosi solo di una variazione del contenuto d’acqua, tornando allo stile di sempre già nella settimana successiva alla pasqua riusciremo a ritrovare il peso “pre-festivo”!

Buone feste e Buona Pasqua!

Dalla vostra Dottoressa Anna!

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Flavanoli, quando il cacao aiuta gli atleti

cacao

“Ha sbagliato a scrivere”
Lo so che qualcuno di voi, iniziando a leggere il titolo, l’avrà pensato.

Invece è corretto, qui non tratterò di flavonoidi bensì di flavanoli. Non c’è da meravigliarsi che si crei un po’ di confusione; tenendo conto anche della pubblicità che fino a qualche anno fa ci bombardavano con questo termine, ora un po’ passato di moda.
Partiamo dal dire che i due termini riguardano lo stesso campo, ma sono un po’ differenti.

  • I flavonoidi sono i polifenoli più abbondanti nella dieta dell’uomo. Per intenderci di tutti i polifenoli assunti 2/3 sono flavonoidi. Con una spiegazione chimica molto semplice, essi sono composti da tre “anelli” i quali si possono unire tra loro in diversi modi e seguendo diversi schemi. Ciò fa si che i flavonoidi siano il gruppo di composti fitochimici (cioè sostanze chimiche che si trovano naturalmente nelle piante. Dal greco phyto=pianta) più ampio e diversificato.
  • I flavanoli invece … sono uno di questi composti fitochimici. Essi sono antiossidanti e possono essere di vario tipo; presenti con frequenza maggiore sono catechina, epicatechina, gallocatechina ed epigallocatechina, poi si avranno anche altri derivati esteri come catechina gallato, epicatechina gallato, epigallocatechina, … . Tranquilli non serve ricordarli e saperli distinguere, li scrivo solo per farvi capire la vastità della composizione degli alimenti che mangiamo tutti i giorni.

 

I flavanoli li possiamo trovare in buone quantità nel cacao e nel tè verde. Altrimenti sono presenti in alcuni tipi di frutta come le bucce di mele, mirtilli e uva, nelle verdure, nel tè nero, nel vino rosso, nella birra e nelle arachidi; invece, a parte lenticchie e fave, sono pochi i legumi che ne contengono. Purtroppo col fatto che si trovano in alcune parti della frutta che vengono tolte si perdono.
Quindi se in alcuni tipi di frutta li perdiamo puntiamo su altri alimenti.

Il tè verde è un’ottima fonte di flavanoli con le sue catechina ed epicatechina. La catechina più abbondante nel tè verde è l’epigallocatechina e sembra avere un ruolo fondamentale nel determinare gli effetti salutari della bevanda.
Questi sono:

  • riduzione dell’infiammazione vascolare
  • abbassamento della pressione
  • riduzione della concentrazione delle LDL ossidate (quindi una diminuzione del rischio di arteriosclerosi e patologie correlate)

 

Il tè nero, anch’esso contenente flavanoli, né ha meno a causa del processo di fermentazione delle foglie che purtroppo li ossida.

I tè posseggono meno epicatechine di alimenti come il cacao, che ora andremo a vedere, ma il loro pregio è la resistenza al calore con il ph acido. Quindi via libera al tè caldo con qualche goccia di limone!
Infine è d’obbligo parlare del cacao. Ha la più alta concentrazione di polifenoli, nello specifico flavanoli, per porzione.

Gli effetti sull’organismo sono:

  • l’abbassamento della pressione e la diminuzione del colesterolo LDL, quindi prevenzione sulle malattie cardiovascolari
  • migliora il metabolismo degli zuccheri
  • migliora la memoria e le capacità cognitive
  • sembra che migliori anche l’umore

Un appunto speciale bisogna farlo per gli atleti.

Partendo dal dire che per alcuni sport è consigliata l’integrazione di flavanoli non solo con la semplice alimentazione, ma anche con specifici integratori (no, mangiarsi una cucchiaiata di cacao amaro non è la soluzione indicata … oltre al fatto che fa effetto kinder paradiso e rischiate il soffocamento tempo 0! 😆 )
Da qualche tempo studi scientifici hanno iniziato a dimostrare che l’assunzione di cacao da parte di chi pratica sport porterebbe importanti benefici.

  • Migliora l’elasticità delle pareti delle arterie, con aumento di diametro anche a riposo, quindi si avrà un aumento del flusso sanguigno; in particolare verso muscoli e cervello. Maggiore afflusso di sangue significa aumento di ossigeno e glucosio verso muscoli sotto sforzo e cervello. Come risultato si avrà un miglioramento fisico della prestazione sportiva e un aumento della capacità cognitiva, dell’attenzione e della vista.
  • Aumento della concentrazione di mitocondri nel muscolo scheletrico e cardiaco. La quantità di mitocondri normalmente è limitata e trasmessa dal codice genetico. Sicuramente si può avere un aumento con l’allenamento specifico, ma anche l’assunzione di flavanoli aiuta. Più mitocondri significa migliore produzione di energia specialmente dall’ossidazione dei lipidi!

Però ho parlato del cacao, non del cioccolato. Per quest’ultimo bisogna fare un discorso differente, ma lo faremo più avanti.

Un bacio, a presto! 😘

Luteina contro la degenerazione maculare senile

Donna

La vista è molto importante anche passati i 50 anni!

La degenerazione maculare senile indica una malattia retinica che provoca un’alterazione, una riduzione della funzionalità della zona centrale della retina (la macula) fino a una perdita della visione centrale.

Ovviamente in questa sede non parlerò di tipologie di degenerazione e cure, quello lo lascio a medici oftalmologi.
Resto nel mio campo di studi e parliamo di prevenzione attraverso una corretta nutrizione. 

Recenti studi parlano dell’importanza dell’assunzione di luteina. Questa sostanza non è sintetizzabile da parte dell’organismo e quindi il nostro corpo se la deve procurare attraverso l’alimentazione. Per far ciò bisogna integrarla con cibi ricchi di questa sostanza, come:

  • verdure a foglia verde
  • cavolo verde
  • prezzemolo
  • spinaci crudi
  • broccoli
  • cavolini di Bruxelles
  • lattuga
  • piselli
  • fagiolini
  • mais
  • carote crude
  • pomodori
  • alghe alga(quest’ultime stanno entrando solo negli ultimi tempi nella nostra alimentazione quotidiana. Sono molto ricche di luteina e di altri alimenti e ne approfondiremo più avanti le qualità per imparare ad apprezzarle nutrizionalmente parlando)

 

Come scrive Filippo Cruciani, professore aggregato di Oftalmologia dell’Università La Sapienza di Roma:

La luteina svolge un’importante funzione per la vista. Quando la assumiamo si concentra soprattutto nella macula; qui esercita un’azione antiossidante, va a combattere i radicali liberi e di conseguenza le malattie legate all’invecchiamento. La luteina forma anche i “pigmenti maculari”, ossia i filtri che bloccano la strada alle radiazioni nocive, che riconosce proprio nell’eccessiva esposizione alla luce abbagliante del sole uno dei principali fattori di rischio per la degenerazione della macula. […] In minore quantità, la luteina è presente anche nel cristallino dove parrebbe in grado di contrastare la cataratta, malattia dovuta proprio all’offuscamento di quest’ultimo.

Quindi come prevenzione verso queste patologie oculari nella propria dieta la luteina non può mancare, ma va affiancata anche ad altri antiossidanti come vitamine C ed E, coenzima Q10, licopene, selenio, … e da minerali quali zinco e rame.Concludendo per essere efficace la quantità di luteina giornaliera che dovrebbe essere assunta è di 6 mg (circa 50 g di spinaci crudi). Secondo uno studio condotto dalla Linköping University (Svezia) pubblicato su Food Chemistry riguardo il miglior metodo di assunzione di luteina presente negli spinaci, il risultato è stato il seguente: bere frullati di spinaci.
Dal momento che questa sostanza si scioglie nel grasso, il frullato con una parte vegetale e un’altra di latte o yogurt aumenta la disponibilità di luteina. Se invece vogliamo scegliere di mangiare spinaci come un normale secondo è importante se si presta attenzione alla cottura delle verdure. Parlando di carotenoidi la scelta migliore sarebbe stufarle, ovvero padella con poca acqua se non assente e lasciare che siano le verdure a rilasciare quella che possiedono, fuoco bassissimo e tempo di cottura breve. Cottura prolungata e alte temperature tendono a distruggere i carotenoidi. Diversamente mangiare queste verdure crude limitano l’assorbimento di luteina da parte dell’organismo.
Abbiate cura dei vostri occhi!
Un bacio! 

Braccio di FERRO!

spinaci

Era il 17 gennaio 1929 quando in America, in una striscia di Elzie Crisler, comparve per la prima volta Popeye, da noi conosciuto come Braccio di ferro!

Marinaio famoso per aumentare la sua forza mangiando una scatoletta di spinaci. Grazie alla sua comparsa, milioni di bambini in tutto il mondo si sono convinti che mangiare gli spinaci rendesse più forzuti.

Spinaci + Braccio di Ferro = Spinaci ricchi di Ferro

Per i bimbi potevano curare qualsiasi cosa (dalla pellagra ai bulli) e mangiandone abbastanza non avrebbero nemmeno dovuto usare l’apriscatole!
La cosa positiva è che la vista di Braccio di Ferro e degli effetti degli spinaci invogliò i bambini a mangiare più verdure senza che facessero i capricci e ciò migliorò notevolmente la loro dieta.

Purtroppo però vi devo sfatare un mito, ma mamme non serve che i bimbi lo sappiano, se proprio volete svelargli l'”inganno” di Braccio di Ferro aspettate pure l’adolescenza o anche dopo.
Gli spinaci non contengono una grande quantità di ferro. Siamo su circa 3 mg su 100 g di prodotto, parlando di foglie fresche e crude; una quantità decisamente inferiore a quanto si pensava all’epoca.

Ci sono anche altri alimenti che contengono una buona percentuale di ferro, ma elencandoli bisogna fare una distinzione tra due categorie: ferro eme e ferro non-eme.

  • Il ferro eme è facilmente assimilabile ed è legato ad un tipo di proteine (emoproteine). Viene assorbito nella mucosa intestinale da siti specifici; l’assorbimento non è influenzato da altre sostanze. Esso è presente nella carne: fegato, manzo, prosciutto, bresaola, … ; e nel pesce: alcuni pesci, molluschi e crostacei.
  • Il ferro non-eme non è facilmente assimilabile. Diversamente dal ferro eme che viene assimilato tutto e senza influenze, con il ferro non-eme non ci sono meccanismi specifici, l’assorbimento è variabile ed è  influenzato dalla presenza di inibitori che diminuiscono l’assorbimento o promotori che lo aumentano. Gli alimenti che lo posseggono sono frutta e verdura: frutta secca, alghe, cacao, rucola, cavolini di Bruxelles, spinaci, …

 

Il ferro è importante per il nostro organismo perché:

  • è un componente essenziale per la creazione di emoglobina, la proteina che è presente nel nostro sangue ed ha il compito di trasportare l’ossigeno in tutto il nostro corpo.
  • da un apporto alla costruzione di mioglobina; proteina che si lega all’ossigeno delle fibre muscolari, che poi entrerà a far parte di enzimi che contribuiranno a reazioni metaboliche.

Il corpo umano ha bisogno di circa 10-12 mg al giorno di ferro. Possono essere a rischio di carenza di ferro nel sangue: le donne in età fertile, gli sportivi e le persone colpite da disturbi intestinali da malassorbimento o da intolleranze alimentari.

La carenza di ferro può provocare l’anemia sideropenica; può essere asintomatica o manifestarsi con sintomi lievi (pallore, debolezza, vertigini, …). Essendo sintomi abbastanza comuni anche per altri tipi di anemia, le quali non sono collegate alla carenza di ferro, non si deve fare subito ricorso ad integratori di ferro. Prima di tutto bisogna rivolgersi al proprio medico di base con il quale si accerterà se i sintomi dipendono o meno dalla carenza del minerale o da altro e il metodo migliore da seguire: se si può provare con una dieta appropriata o bisogna fare ricorso agli integratori.

Niente fai da te, mi raccomando!

In seguito approfondiremo l’argomento, soprattutto riguardo inibitori e promotori del ferro non-eme.

A presto!

Dalla vostra dottoressa!

braccio di ferro
La foto raffigura una statua eretta a Crystal City, in Texas. Quando vi fu il boom di vendite di spinaci in America, grazie alla creazione di Popeye, i coltivatori di questo paese triplicarono i guadagni. Quindi eressero questa statua a mo’ di ringraziamento.

L’oro rosso di Treviso

Abitando in Veneto e a poca distanza da Treviso non potevo assolutamente non parlare di questa prelibatezza culinaria: il radicchio rosso di Treviso!

Partiamo da spiegare la differenza tra radicchio rosso precoce e radicchio rosso tardivo.

Il precoce si presenta a foglia larga e rossa con una stretta nervatura centrale bianca. Ha un gusto amaro (non consiglio di mangiarlo crudo, a mio parere è terribile. Però se piace va bene!) se non si prendono degli accorgimenti durante la cottura.
La sostanza amara la si potrebbe togliere lasciando a bagno in acqua fredda le foglie di radicchio qualche ora prima di mangiarle. Però fare ciò comporta, oltre alla perdita per l’appunto del gusto amaro, anche della sostanza che lo crea. Quest’ultima è utile al nostro organismo, perché stimola la produzione di bile e quindi favorisce la digestione, in particolare quella dei grassi; sostiene così l’efficienza del fegato, facendo si che resti sano.

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Il tardivo ha la foglia più stretta con la parte rossa fine, intorno e sull’apice e la nervatura bianca, larga e croccante. Ha un gusto buonissimo anche crudo.

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Per ulteriori curiosità su come vengono formate queste bontà vi rimando al sito del Radicchio di Treviso. Si parla infatti di creazione perché dopo la crescita della piantina si ha un vero e proprio metodo per formare l’uno o l’altro tipo di radicchio.

A noi però interessa la nutrizione.
Il radicchio rosso come ogni verdura contiene una percentuale molto alta di acqua: il 94%.
Lipidi e colesterolo sono a 0.
Per 100 g ci sono circa 1,4 g di proteine e 2,5 g di fibre.

Il radicchio è un toccasana non solo per fibre e acqua, ma anche grazie all’elevato contenuto di sali minerali e vitamine. In particolare, è ricchissimo di:

  • potassio 240 mg
  • calcio 36 mg
  • fosforo 30 mg
  • ferro 0,3 mg
  • sodio 10 mg

Contiene inoltre molte vitamine:

  • vitamina A
  • vitamina C
  • vitamine del gruppo B
  • vitamina E
  • vitamina K

Energia 13 kcal per 100 g di prodotto.

Grazie all’elevato contenuto di acqua e fibre il radicchio rosso favorisce la funzionalità intestinale e previene la stipsi; inoltre la presenza di inulina permette di mantenere il colon in salute. Sempre l’inulina aiuta a regolare la glicemia e insieme alla presenza di fibra che trattiene gli zuccheri è un ottimo componente di una dieta per diabetici di tipo II.

Gli antiossidanti presenti contrastano i radicali liberi ritardando così l’invecchiamento. Inoltre la Vitamina A aiuta a mantenere la retina sana e di conseguenza una buona vista.

Grazie alla presenza della Vitamina C, il radicchio è benefico sia per l’apparato cardiovascolare con il rafforzamento dei vasi sanguigni; sia per il sistema immunitario soprattutto nel periodo invernale, durante il quale dobbiamo pensare anche a rafforzare le nostre difese.

Contiene triptofano, un elemento utile in caso di insonnia. Ha proprietà analgesiche e sedative. Infine agisce come depurativo e antinfiammatorio.

Vi lascio con un veloce consiglio per utilizzarlo. Con l’inverno forse non si ha molta voglia di insalatone, perché fuori fa freddo e magari preferiamo qualcosa di caldo. Ma io adoro la verdura fresca e usando solo verdura e frutta di stagione mi faccio l’insalatona radicchio tardivo e arancia! E questa volta ho aggiunto anche un po’ di radicchio variegato di Castelfranco.

radicchio e arance.JPG

Questa insalata io non la condisco. Contando che l’arancia tagliata rilascia un po’ di succo, a mio parere non serve aggiungere nient’altro così da rendere ancora più light il piatto (ma voi potete fare come preferite!).

Potete scegliere sia arance bionde (ad esempio le Navel) oppure rosse. Quest’ultime però daranno ovviamente una nota più aspra.

 

Iniziare una dieta

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Iniziare una dieta è una scelta coraggiosa.

Non significa solo eseguire una ricetta scritta su un pezzo di carta, ma significa prendere un impegno con se stessi.

Non significa solo vedersi più belli e più magri, significa aver rispetto di sé e mirare al proprio benessere.

Non serve solo ad apparire migliori agli occhi degli altri, ma serve a sentirsi soddisfatti e felici del percorso compiuto e dei risultati raggiunti.

E’ una vittoria personale in cui gli altri vengono meno… questo si capisce però solo in un secondo momento, quando si ottiene il risultato e ci si sente forti e fieri di aver conseguito l’obiettivo tanto desiderato. Al termine del percorso sarai tu stesso ad apprezzarti di più e non conterà più l’opinione degli altri che tanto influenzava all’inizio!

E’ una vittoria che va conseguita per il proprio corpo e la propria mente e una gara che solo tu puoi provare a vincere: il piano alimentare è un mezzo, ma il ‘carburante’ lo puoi mettere solo tu ed è fatto di impegno, costanza , forza di volontà e serenità. Come nella vita ci sono alti e bassi, anche un Percorso Nutrizione può non sempre essere facile: questo proprio perché il percorso è parte integrante della vita. E come essa ti pone di fronte a strade diverse.

TU QUALE SCEGLI?

Iniziare una dieta non è un compromettersi,  ma un’opportunità per migliorarsi e stare bene!!

Dott.ssa Anna Formentin

Felice Vigilia e Buon Natale 💝

panettone_pandoro
Lievito, farina, acqua, zucchero, uova, burro, miele.
Questi gli ingredienti base di pandoro e panettone.
Secondo le leggende il primo nacque a Verona, il secondo a Milano ed esistono diverse storie sulla loro creazione.

 

Il Pandoro si dice risalga ai tempi dell’antica Roma. Il primo a menzionarlo fu uno scrittore minore che risale al I sec d.C., ai tempi di Plinio il Vecchio. Egli cita un cuoco di nome Vergilius Stephanus Senex il quale preparò un “panis” con fiori di farina, burro e olio.
Una seconda versione parla della città di Venezia. Intorno al ‘500 i Mastri Pasticceri erano soliti preparare il Pan de Oro: specialità raffinata ricoperta da sottili foglie d’oro e molto richiesta dai ricchi commercianti. Il Pan de Oro veniva servito in occasioni speciali, nei ricchi banchetti che animavano la vita notturna veneziana e per celebrare le festività.
Secondo altri esperti invece esiste una terza linea di pensiero che afferma la diretta discendenza del Pandoro dal Nadalin: dessert veronese preparato appositamente per il Natale. Nel 1260 venne creata una torta bassa a 8 punte, quindi somigliante ad una stella, ricoperta di glassa. Essa venne inventata in onore dell’investitura a signori di Verona della famiglia dei Della Scala.

Con il Panettone cambiamo regione. Ci spostiamo in Lombardia presso la Corte di Ludovico il Moro nel XV sec. . Un falconiere del Duca, il suo nome era Ughetto, si innamorò follemente della figlia di un fornaio: la bella Adalgisa. La famiglia di lui, però, cercava di ostacolare l’amore che si era creato tra i due ed ei doveva sgattaiolare dall’amata di notte. Così si trovavano mentre ella faceva il pane. Purtroppo il fornaio aveva grossi problemi a causa della concorrenza e il garzone che avevano s’era pure ammalato. La povera Adalgisa si ritrovò sulle spalle ancora più lavoro.
La leggenda vuole, che per mettersi in luce con il fornaio, Ughetto vendette due dei suoi falchi; con il ricavato comprò del burro. Unì il burro all’impasto del pane e vide che la panificazione migliorò. Durante la prova successiva unì anche lo zucchero. Grazie a queste migliorie le vendite migliorarono, Adalgisa si rasserenò e tornò spensierata e felice. Ughetto a sua volta era radioso nel veder così l’amata e per ella nel terzo impasto fece le ultime modifiche: aggiunse uova, cedro candito e, essendo sotto Natale, uva passa. Ottenne un pane gustosissimo che tutti volevano. Il successo fu travolgente e finalmente Ughetto e Adalgisa poterono sposarsi.
Nella seconda leggenda passiamo da Ughetto al piccolo Toni, però luogo e tempo non cambiano: sempre in Lombardia, sempre al tempo del ducato degli Sforza alla corte di Ludovico il Moro. Più precisamente è la sera del 24 Dicembre, la Vigilia di Natale. Tutta la corte sta partecipando ad un pantagruelico banchetto. Si percepisce la gioia della festa, mangiando, bevendo e cantando. Il cibo era ottimo e tutti attendono il dolce, che dopo le fantastiche portate precedenti s’aspettavano un qualcosa di originale e meraviglioso.
Ma quel dolce non lo vedranno, perché s’era bruciato dentro il forno.
I cucinieri avviliti e impauriti dal pensiero delle ire del Duca non sapevano cosa fare.
Ecco però che tra gli addetti alla cucina spunta una piccola figura: uno sguattero di nome Toni. Egli intimidito si avvicina al capocuoco e con un sussurro gli dice che aveva realizzato per sé e i suoi amici un dolce nuovo con gli avanzi di impasto di quello appena bruciato in forno. A quegli avanzi, però, aveva aggiunto uova, zucchero, un po’ di uvetta e del cedro candito. Se lo desiderava poteva darglielo. Il capocuoco accettò dopo aver visto quel bel dolce a forma di cupola e odorato il delizioso profumino che emanava. Lo fa subito portare al Duca e fù proprio la Duchessa a tagliarlo ed assaggiarne il primo pezzo: era ottimo! Tutti ne vanno pazzi, il Duca si complimenta con il cuoco, il quale tace sulla vera paternità di quel dolce. Ma siccome le bugie hanno le gambe corte dopo un po’ iniziò a diffondersi la verità su quel dolce delizioso: e l’è el pan de Toni. Così, come molte parole della nostra lingua, col tempo el Pan de Toni si trasformò in Panettone.

Non so quanto ci sia di vero in tutte queste storie e nemmeno so se in un futuro avremo la risposta di com’è andata veramente. Però a Natale è bello anche sognare e possiamo farlo anche grazie a Vergilius Stephanus Senex, i Mastri Pasticceri Veneziani, Ughetto e Toni.

Mi sono lasciata un attimo prendere da un filone romantico/narrativo più che nutrizionista, mi spiace spero di non avervi annoiato.
C’è anche da dire che pandoro e panettone non sono proprio dei dolci light adatti ad una dieta, però se proprio non ce la fate non rinunciate a mangiarne una piccola fettina. A meno che non abbiate qualche problema specifico, se vi trovate con l’acquolina in bocca davanti ad una fettina di pandoro o panettone mangiatela a cuor leggero. Non fatevi venire il rimorso di averlo fatto. Il vostro palato ne sarà contento, come pure il vostro cervello; si placherà la voglia e voi sarete più tranquilli. Inoltre è giusto godersi il Natale e la felicità di stare senza pensieri insieme a chi si vuol bene … anche a tavola.
Ma tra i due, pensando ad una dieta, quale si potrebbe scegliere? Ovviamente alla fine si seguirà il gusto personale, ma, anche se minima, c’è una leggera differenza calorica tra pandoro e panettone. Qual è il meno calorico secondo voi?
Votate su Facebook!

La risposta dopo Natale! Come ho detto godetevi le feste! 😊 🎅🎄

“Dottoressa, si avvicina il Natale …” (parte 2)

A dieta durante il periodo delle festività natalizie?
Certo che si!

I consigli che mi sento di darvi sono molto semplici:

  • I 2-3 giorni principali con pranzi e cene con parenti e amici godeteveli senza stress!
  • Se sarete voi a cucinare potete scegliere cosa preparare e quindi strizzate l’occhio a qualche ricetta carina, buona, ma allo stesso tempo dietetica!
  • Se invece siete ospiti mangiate tutto quello che desiderate senza pensare se è più o meno grasso o quanti carboidrati può avere, state solo attenti alle quantità; una soluzione potrebbe essere prendere mezza porzione.
  • Evitate la tipica fetta di pane, che si usa mangiare anche solo nell’attesa del pasto, per diminuire la quantità di calorie assimilate (concesso il pezzettino per la scarpetta se il sugo vale, ma solo perché a Natale e siamo tutti più buoni! :p )
  • Cercate (se ci riuscite) di evitare di mangiare pandoro o panettone a fine del pranzo. Aspettate magari metà pomeriggio cosicché quella fetta di dolce diventi lo spuntino durante la tombolata. Mangiatene meno o se ce la fate ovviamente è meglio un buon frutto.
  • Non digiunate! Durante le giornate non festive seguite tranquillamente il piano alimentare dalla colazione alla cena.
  • Non esagerate con le ore in palestra. Se potete fate il normale esercizio fisico; se invece la struttura dove vi allenate è chiusa cercate di fare delle belle passeggiate.

Ora siete più tranquilli per affrontare il Natale e la dieta assieme? 😊

Se avete altri dubbi non esitatemi a scrivermi! 💝

Canditi si o canditi no?

Jpeg

Come ogni anno arriva Natale.
Come ogni anno c’è la scelta: pandoro o panettone?
Come ogni anno parte la “discussione”: panettone con o senza … canditi?

Canditi amati e odiati. Con le dita che si assottigliano, anche se le mani sono da muratore bergamasco. Cerca di toglierli fino alla briciola più piccola. Sbuffando, mentre si tenta di scovarli con lo sguardo, inclinando testa e fetta. Questi infidi esserini che osano essere dello stesso colore della pasta. Infine, tu che rassetti a fine pranzo ti ritrovi il mucchietto sul piattino dell’invitato che non li voleva nel panettone. Accidenti hai sbagliato anche quest’anno!

Ma cosa sono i canditi?

La canditura è un metodo di conservazione di parti di piante commestibili (perché si può candire anche la verdura) mediante immersione in uno sciroppo di zucchero. Nella preparazione avviene uno scambio tra frutta e sciroppo; la prima perde una parte di acqua e trattiene una parte di zucchero dato dallo sciroppo. Questo processo si chiama osmosi.

Nelle culture arcaiche della Cina e della Mesopotamia conoscevano la conservazione mediante zuccheri come sciroppo di palma e miele. Nell’antichità spesso era l’unico metodo di conservazione conosciuto; addirittura gli antichi Romani conservavano il pesce immergendolo nel miele.

I veri precursori della canditura moderna sono gli arabi; essi servivano agrumi e rose candite durante i loro banchetti più importanti. Per questo motivo il termine “candire” deriva dall’arabo qandat, trascrizione della parola sanscrita khandakah (= zucchero). In Europa i canditi arrivano solo nel ‘500, grazie alla precedente dominazione araba. In Italia, come ben sappiamo, diventano un ingrediente cardine di alcuni dei dolci più famosi: panettone milanese e cassata siciliana.

Fonte:
Tradizione in evoluzione – Leonardo di Carlo – Ed. 2013

 

Se siete interessati a come si esegue chiedetemi pure.

Parlando invece degli elementi nutrizionali che li compongono … beh penso che con un semplice grafico possa spiegare tutto in modo immediato.

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La quantità di saccarosio (per intenderci parliamo dello zucchero semolato), glucosio e fruttosio già presente nella frutta, aumenta con la perdita dell’acqua e l’acquisizione degli zuccheri dello sciroppo utilizzato per la canditura.

Gli altri elementi come vitamine e minerali tra calore e lavorazione diminuiscono drasticamente; le quantità diventano quasi ininfluenti.

La frutta candita è abbastanza calorica. Mediamente siamo sui 322kcal per 100 g; si parla di media perché ci sono delle variazioni a seconda del tipo di frutta usata (le ciliegie candite contengono 306 kcal per 100 g di prodotto, mentre l’arancia 313 kcal).

La presenza di molto zucchero facilita la conservazione del prodotto, ma lo rende inadatto a diabetici o persone con problemi di obesità.

D’altra parte sono ottimi durante l’attività sportiva grazie all’alto contenuto di zuccheri semplici! 😀

“Dottoressa, si avvicina il Natale …” (parte 1)

cenone

 

Dottoressa, si avvicina il Natale, non penso sia così corretto intraprendere il percorso adesso”.

 

Pochi giorni fa è venuta in studio una nuova paziente, e durante la visita mi ha espresso questa sua perplessità: l’aver scelto, secondo lei, il momento sbagliato per mettersi a dieta.

Niente di più errato! 😉

Non esiste un periodo favorevole o sfavorevole per mettersi a dieta.

Dieta non deve essere sinonimo di insalata scondita e petto di pollo.

Dieta è seguire un percorso sensato teso verso il benessere e il dimagrimento, senza privarsi del gusto e dello stare insieme a tavola.

Trova il tuo benessere con Percorso Nutrizione!